Riprendo il post che ho pubblicato sul sito dell’associazione “Akuadulza” sul declino del “Re Salmone”

Ricordo che quando ero bambino il salmone era un piatto per pochi (e ricchi), oggi la carne di salmone, che ha tante qualità, è alla portata di tutti.

Qualcosa però sta cambiando, la produzione globale è in calo e la domanda continua a crescere e i prezzi è noto seguono la domanda! Se la crescita dei prezzi può essere un problema secondario, nessuno ci vieta di tornare alla saporita ed accessibile trota, quello che devono preoccuparci sono la salute e l’inquinamento.

In Scozia, un pesce su sette muore nelle vasche e l’indice medio di mortalità è passato dal 7% del 2014 al 14% dello scorso anno, la colpa è dei parassiti e delle infezioni che trovano una facile via di propagazione nell’affollato ambiente degli allevamenti. Torrenti nei quali fino a pochi anni fa si potevano pescare centinaia di salmoni a stagione ora ne sono quasi privi, anche a causa dell’inquinamento costiero causato dagli allevamenti. Leggete in proposito questo articolo del quotidiano “La Stampa”.

La crisi degli allevamenti di salmone è la tipica crisi di un’industria cresciuta più della capacità dell’ambiente di sostenerla, per questo motivo l’Unione Europea sta cercando di cambiare rotta favorendo la ricerca che punta allo sviluppo dell’allevamento del pesce a ciclo chiuso (ricircolo) che magari usa le piante per ripulire l’acqua dai ridiuti azotati. Qualcuno ha per caso sentito parlare dell’acquaponica?

Certo il salmone non è proprio il pesce più semplice da allevare in acquaponica ma ci arriveremo. Per intanto, a seconda delle latitudini e delle stagioni, concentriamoci su tilapie, carpe, pesci gatto, pesci persici, lucioperca e se proprio fa fresco delle belle trote!

Acquaponica a Villa Olimpia

RILANCIO PER IL MIO BLOG PERSONALE IL POST PUBBLICATO SU: WWW.AKUADULZA.IT

In un contesto che vorrei definire “intimo” abbiamo presentato l’acquaponica nell’ambito delle manifestazioni per l’estate di Villa Olimpia a Verbania.

Le foto che vedete non sono come quelle delle manifestazioni di partito in cui si vede solo l’arringapopolo di turno ne non la gente, solitamente pochissima:

Mi preme far notare, nonostante l’esiguo pubblico gli sguardi accesi, di gente sinceramente interessata all’argomento. Beh, forse con l’eccezione di Lucia, mia moglie, costretta per l’ennesima volta a sentirmi parlare di acquaponica Ringrazio l’amico Marco Girardello per la splendida serata e l’ottima cena ma anche per il bel locale, completamente rinnovato e la tecnologia che mi ha messo a disposizioneSul sito di  “Akuadulza” sono già aperte le iscrizioni per la presentazione del prossimo anno che, per ragioni di spazio, si terrà al “campovolo

Sifone a campana

Per un sistema “Ebb and flow” a “Flusso e riflusso”, nel quale le piante sono ancorate ad un letto di materiale inerte (di solito argilla espansa o lapillo vulcanico) il buon funzionamento del sifone è campana è fondamentale, vediamo com’è fatto nello schema che segue: 722px-make-a-diy-indoor-aquaponics-system-step-10

Nel mio sistema acquaponico la pompa funziona ad intervalli di un quarto d’ora ogni ora e il flusso e riflusso dell’acqua è governato da alcuni sifoni che favoriscono, svuotando completamente i letti di crescita la loro ossigenazione.

Quando ho costruito l’impianto ho utilizzato questo tubo di drenaggio come “guardia” affinchè l’argilla non invadesse lo spazio del sifone:guardia media vecchia

mentre la stand pipe (tubo verticale di prelievo dell’acqua) era formata da questi due pezzi, uno si agganciava al telo di PVC che impermeabilizza la vasca, l’altro dimensionato per tarare l’altezza massima del livello e con all’interno un restringimento della sezione per creare l’effetto Venturi.stand pipe vecchiaCome potete vedere  l’ancoraggio al telo impermeabilizzante in PVC della stand pipe non appare particolarmente solido, inoltre il tubo di guadia era semplicemente appoggiato intorno alla stand pipe e, se per qualche motivo il livello dell’acqua si fosse alzato troppo, la “guardia” si sarebbe certamente mossa, seguendo l’argilla nel galleggiamento, permettendo alle palline di entrare sotto la base del tubo. Devo dire che questa eventualità non si è mai verificata ma che si trattava pur sempre di una evenienza “catastrofica” perchè l’argililla avrebbe potuto intasare il ritorno dell’acqua nella vasca dei pesci con tutto quello che ne consegue.

Quale soluzione adottare se non quella di ancorare la “guardia” al fondo della vasca? Ciò è stato possibile con un tubo di PP da 110 mm di diametro e il relativo tappo, vi presento i protagonisti:P1040304

Per far ciò tuttavia bisognava disporre di un ancoraggio al fondo assai robusto che ho trovato in questo raccordo passaparete:raccordoNell’immagine lo vedete già con il tubo in PVC da 32 mm che andrà ad inserirsi in un tubo di scarico ad innestare con relativa guarnizione (tipo Geberit). Attenzione: se avete necessità di inserire delle curve non mettete mai un curva a 90 gradi ma due da 45 perchè curve troppo strette sono d’ostacolo all’innesto dell’effetto Venturi!!!

L’osservatore attento avrà certamente notato un buchino sulla parte filettata del raccordo. Serve per scaricare lentamente l’acqua qualora la pompa si fermasse durante il suo ciclo in attimo prima che s’inneschi lo svuotamento della vasca. In questo caso l’acqua rimarrebbe all’interno dell’argilla fino alla nuova partenza della pompa. In generale questo non è un problema negli intervalli di un’ora, anche se è sempre bene consentire ai batteri che popolano l’argilla o il lapillo una buona forniture d’ossigeno. Di notte però la pompa è ferma e li buchino permette il lento svuotamento della vasca e l’ottimizzazione delle condizioni aerobiche dei letti di crescita.

Un’altro “optional” della stand pipe montata su questo raccordo è quella di potersi adattare alla necessità delle colture, consentendo una agevole innalzamento e abbassamento del livello massimo dell’acqua. Se infatti in occasione di una semina a spaglio o durante le prime fasi di un trapianto può essere utile tenere un livello del liquido un pochino più alto, durante le fasi di sviluppo può essere conveniente poterlo abbassare, specialemente se si desidera sperimentare la coltura dei vegetali a radice. Nelle immagini che seguono potete vedere la stand pipe nella sua estensione massima e minima:stand pipe nuova allungata

stand pipe nuova corta

la funzionalità “telescopica” è stata ottenuta attraverso l’impiego di un manicotto per un tubo di scarico tipo Geberit del diametro di 32 mm.  Ricordatevi sempre se volete avere la funzionalita si svuotamento lento di lasciare un buco nel tubo che va ad innestarsi sulla parte filettata del raccordo, come si vede nella foto:innesto superioreCosto del “giochino”: risibile.

Se volete i dettagli mettete “mi piace” nella pagina facebook di “Akuadulza” e lasciate un commento.

Square Foot Gardening

Sul blog di Houzz Italia, ho trovato un interessante post di che parla della tecnica dello Square Foot Gardening che in italiano potremmo tradurre con l’orto in trenta centimetri quadrati.

Nessuno, tranne forse i Puffi, si sognerebbe di poter confinare un orto in trenta centimetri quadrati, ma ottenere produzioni interessanti in spazi ridotti è certamente possibile. In fondo è quello che si è fatto per tutta l’evoluzione della agricoltura, quando si è passati dal buttare semi “a casaccio” alle moderne produzioni intensive.

Vediamo quali sono i fondamenti dello Square Foot Gardening, senza entrare troppo nei particolari, per i quali vi rimando all’interessantissimo post di Lidia. Il “piede quadrato” (circa trenta centimetri per lato) non è un modo per descrivere certi attaccanti che sparano palloni al cielo senza centrare la porta (per quelli la definizione di piede “a ferro da stiro” mi sembra più azzeccata) ma il quadrato ideale nel quale suddividere il nostro orto per poter intensificare la piantagione e massimizzare la coltura.La tecnica, lanciata nel 1981 negli Stati Uniti dal giardiniere Mel Bartolomew prevede poi di censire le piante dell’orto in quattro taglie:

> molto grandi (pomodori, zucchini, cavolfiori ecc…

> grandi (broccoli e altri cavoli, peperoni, melanzane, finocchi, ecc …

> medie (lattughe, ravanelli, sedano, porro, cipolle)

> piccole (basilico, aglio, rucola, valeriana, ecc…

La semina, meglio ancora il trapianto, deve essere fatta in cassoni o aiuole rialzate all’interno di un terriccio molto ricco. Il risultato finale dovrebbe essere che le nostre orticole, piantate in un terreno ricco ed in modo selezionato dovrebbero fungere da pacciamatura naturale evitando la competizione con le infestanti.

Chi si occupa di acquaponica da qualche tempo sa bene che nessun sistema di coltura è in grado di utilizzare meglio gli spazi della tecnica del media bed. Coltivando in acquaponica su un substrato di argilla espansa, lapillo vulcanico o altro materiale poroso, non crescono erbe infestanti, se non in virtù di qualche sporadico seme portato dal vento, il substrato di nutrienti assicurato dai pesci è particolarmente ricco e garantisce un crescita veloce delle piantine e con una buona gestione degli spazi è possibile seminare più volte le insalate ai piedi di un pomodoro “indeterminato” giacché non è necessario zappettare periodicamente per rompere la crosta del terreno e contenere le erbacce.

Ma la coltura acquaponica in media bed ha un ulteriore vantaggio, essendo il letto “naturalmente” privo di infestanti non dobbiamo preoccuparci se, raccogliendo un cespo d’insalata ormai maturo, lasciamo libera un porzione di terra sulla quale potrebbe insefiarsi qualche malerba … è sufficiente inserire nello spazio lasciato libero una nuova piantina d’insalata e aspettare che cresca come la sorella maggiore prima di celebrarla con tutti gli onori con olio e aceto.