GEA FARM: un interprete “Jazz” per l’acquaponica

Oggi, sempre con il “muletto” (ma Oscar ha promesso di passare a vedere perché non riesco a caricare post nel sito ufficiale di “Akuadulza”), parleremo di GEA FARM un collettivo di giovani che ha deciso di dare una lettura un po’ speciale dell’acquaponica.

Si tratta di una versione che amplifica la dimensione sociale della tecnica di coltura, arricchendola con progetti didattici, un’acquaponica “povera” di tecnologie ma nella quale lo stile “Jazz” è dato dalla passione di chi la suona.

Dopo un grande lavoro di preparazione, fatto di fatica ed entusiasmo

il collettivo è recentemente venuto “allo scoperto” partecipando ad alcune manifestazioni, il 28-29 Settembre sono stati in piazza Vittorio a Torino  in occasione della 14° festa dei cuochi e delle cuoche

mentre oggi sono qui:
se siete dalle parti di Torino andate a trovarli a “Portici di Carta” al Giardino Sambuy, Piazza Carlo Felice. Se invece non siete di quelle parti potete sempre incontrarli sul loro sito: https://www.geafarm.it/

L’IMPORTANZA DEL LOMBRICO IN ACQUAPONICA

Che l’’humus di lombrico sia uno dei migliori concimi di natura biologica è ormai assodato, ma in tutte le pubblicazioni scientifiche che riguardano l’acquaponica è universalmente riconosciuto che i lombrichi sono di grande utilità anche per questo metodo di coltura. Se ne parla nel Manuale della FAO che abbiamo tradotto in italiano (qui ad esempio).

I lombrichi aiutano a degradare pezzetti di radice, avanzi di mangime, alghe e ogni altra sostanza organica che, anche trasportata dal vento, viene a trovarsi nel growbed elaborando il risultato della loro decomposizione e fornendo la coltura di quei microelementi indispensabili per la crescita delle piante.

Nelle immagini che seguono potete osservare i lombrichi californiani, che sono stati appositamente aggiunti al media bed, al lavoro nel punto in cui affluisce l’acqua dai fish tank. Nel caso specifico i residui di alghe, avanzi di pellet e residui di feci vengono subito aggrediti ed elaborati. Saltuariamente i lombrichi, quando si affollano in alcuni punti come nel caso della foto, vengono raccolti insieme al loro pasto e spostati in concimaia dove possono continuare a dare il loro contributo, questa volta all’orto tradizionale.

Un altro modo per utilizzare il lavoro dei lombrichi in acquaponica è attraverso il tè di compost, rimando i lettori al link sopra evidenziato per un approfondimento. Qui ci limitiamo ad alcune immagine che ritraggono giovani lombrichi californiani, che ormai si riproducono direttamente nel media bed, “al lavoro”.

Inutile dire che i lombrichi sono anche un ottimo alimento per i pesci che spesso si raccolgono nel punto in cui l’acqua defluisce nel fish tank o nel laghetto sperando in qualche lieta sorpresa trasportata dal flusso!

NUOVO STATUTO E AUGURI DI BUON FERRAGOSTO

Buongiorno a tutti i soci e i simpatizzanti dell’associazione “Akuadulza” oggi ho un po’ di tempo disponibile quindi inizio a dirvi che abbiamo approvato le modifiche statutarie che ci allineano con il Codice del Terzo Settore.

Per quanto riguarda specificamente il nostro sodalizio si tratta di modifiche marginali che non incidono sulla “mission” e sulla “vision”  (come dicono quelli che la sanno lunga) dell’associazione. Appena riusciremo sostituiremo il vecchio statuto dalla pagina specifica del sito (non sono capace da solo, dovrò chiedere aiuto ad Oscar -sic!-) Intanto inizio ad allegarlo a questo post così chi vuole può confrontare i due testi. NUOVO STATUTO CTS

Colgo l’occasione per formulare a nome mio e del Consiglio Direttivo dell’Associazione i migliori auguri di buon ferragosto, riposatevi perché se è pur vero che “Chi dorme non piglia pesci” la troppa attività attorno all’acquaponica può avere delle controindicazioni mediche:

Il salmone acquaponico è meglio … e pare proprio che renda — AKUADUULZA

E’ notizia recente che in negli USA la società Superior Fresh, che gestisce uno dei più grandi impianti acquaponici al mondo, aumenterà entro 24 mesi la sua produzione di salmone acquaponico in Wisconsin portandola dalle attuali 62 tonnellate all’anno a 680 tonnellate all’anno, producendo 20 mila cespi di lattuga al giorno! Tutte le notizie di […]

via Il salmone acquaponico è meglio … e pare proprio che renda — AKUADUULZA

Il salmone acquaponico è meglio … e pare proprio che renda

E’ notizia recente che in negli USA la società Superior Fresh, che gestisce uno dei più grandi impianti acquaponici al mondo, aumenterà entro 24 mesi la sua produzione di salmone acquaponico in Wisconsin portandola dalle attuali 62 tonnellate all’anno a 680 tonnellate all’anno, producendo 20 mila cespi di lattuga al giorno!

Tutte le notizie di questo tipo sono una medaglia a due facce: da un lato meno salmone selvaggio pescato oppure meno salmone allevato allo stato semi brado in reti di contenimento che non impediscono la dispersioni degli antibiotici negli estuari dei fiumi o nelle insenature usate per posizionare gli allevamenti, per non parlare delle infestazioni dei pidocchi del salmone che finiscono per colpire altre specie.

Dall’altra allevamenti così intensivi non finiranno per trasferire una parte degli inquinanti usati nel circuito di acquacoltura alle verdure? E’ legittimo chiederselo, tanto più che in Canada uno standard di sicurezza alimentare riconosciuto a livello internazionale e un sistema di certificazione per i fornitori di prodotti freschi ha dichiarato che sono emerse nuove informazioni relative ai potenziali rischi chimici (ad esempio gli antibiotici) associati alla produzione acquaponica.

Guerra commerciale (il Wisconsin è uno stato americano al confine con il Canada e i canadesi sono grandi consumatori di salmone) o vero rischio per la salute?

A noi acquaponisti del Bel Paese rimangono due certezze: il salmone in acquaponica non lo possiamo allevare (possiamo però “ripiegare” sulla trota nel periodo settembre-giugno) perché non abbiamo lo stesso clima temperato freddo continentale del Wisconsin (a meno di non voler climatizzare l’acqua) e non avremo problemi di antibiotici fino a quando non spingeremo la produzione di pesce ad una densità tale da dovervi fare uso.

Altri post sul salmone e acquaponica li trovate qui:

La grande bellezza …

Amo definire la mia acquaponica “eretica” perché fin dall’inizio ho unito l’aspetto estetico a quello produttivo. I primi “esperimenti” che risalgono al 2013 li ho descritti in questo post. Nel 2016 l’incontro con la prima ninfea, portata dall’Olanda da mia figlia.

Anche ora continuo sulla stessa “lunghezza d’onda”, vi presento un’altra varietà di ninfea, regalatami dall’amico Matteo

e una gardenia ricavata da talea

 

 

Acquaponica e Ambiente

C’è Stefano “detto “Lucertola” per la sua grande capacità di infilarsi in mezzo alle difese avversarie quando, anni fa, giocavamo insieme a basket; c’è la sua passione e quella di Paolo nell’allevamento e reintroduzione del gambero di fiume autoctono “Austropotemobius pallipes italicus”.

Ci sono Stefano e Paolo ma c’è anche un pochino di acquaponica dietro questo successo perché Stefano usa il crescione e altre erbe alimentati (che poi usa nel suo ristorante) per depurare l’acqua delle vasche di allevamento. Non si tratta di un’acquaponica in senso stretto, i gamberi di fume hanno bisogno di un’acqua molto fredda per vivere e riprodursi, che non è adatta ad un sistema acquaponico “tradizionale”.

Sicuramente c’è Stefano dietro il successo della mia acquaponica, perché è lui il mio fornitore ufficiale di trote marmorate che immetto nelle vasche a settembre e tolgo a giugno per compensare la riduzione di attività dei pesci di acqua calda.

Ma ora leggetevi con tranquillità l’articolo pubblicato sul quotidiano “La Stampa” se volete approfondire la notizia

Arriva il caldo … finalmente

Inizia a fare caldo e nella serra via dunque le insalate (che continuano nella coltivazione all’esterno) e dentro i fagiolini. Quest’anno si fa la prova di coltivazione del fagiolino nano, con due modalità media bed

oppure foating system, come nell’immagine qui sotto che riproduce il momento del trapianto

Anche il basilico, dopo aver stentato per settimane ha ripreso il suo normale vigore e il suo lucido colore

 

Mentre l’anarchico pomodori da terra ha colonizzato disordinatamente l’intera prosa, non vedo  l’ora di raccoglierlo per riordinare gli spazi di coltura!

Ecco infine dove sono finite le insalate, nei growbed esterni … ovviamente!

 

Anche i pesci d’acqua dolce sono grandi migratori …

Coma recita il titolo del post anche i pesci d’acqua dolce sono grandi migratori, i casi più noti sono quelli dell’anguilla che per riprodursi se ne va fino nel mar dei Sargassi o il Salmone, nelle sue numerose specie, tutte appartenenti alla famiglia dei “Salmonati”, che invece fanno la scelta contraria e per riprodursi scelgono l’acqua dolce.

Ma forse non tutti sanno che i pesci sono dei grandi migratori, anche “acqua dolce su acqua dolce” magari compiendo il percorso lago torrente e ritorno … se ce la fanno!

Già perché l’essere umano, energivoro, sta riempiendo fiumi e torrenti di briglie, dighe e sbarramenti per la captazione dell’acqua limitando moltissimo le specie che per riprodursi hanno bisogno di compiere importanti spostamenti.

Alcuni di questi pesci sono poco conosciuti, chi ha mai sentito parlare delle cheppie della savetta e del pigo, pochi credo eppure tutti questi pesci sono rimasti “intrappolati” dalla frammentazione dei corsi d’acqua dolce. Non solo, soffrono della “concorrenza sleale” di altri pesci, molti dei quali introdotti dall’uomo da altri ambienti, che ne minacciano la riproduzione.

Cheppia (Alosa fallax)

Savetta (Chondrostoma soetta)

 

Pigo (Rutilus pigus)

Gli “alieni” (in termine tecnico si dice “alloctoni” si chiamano siluro (Silurus glanis), acerina (Gymnocephalus cernua), pesce gatto (Ameiurus melas), persico sole (Lepomis gibbosus) persico trota (Micropterus salmoides) e carassio (Carassius spp.), ma anche trota fario atlantica (Salmo trutta) e i due gamberi alloctoni Orconectes limosus e Procambarus clarkii.

Di questi temi si occupa il progetto IdroLIFE, capofila il CNR Istituto per la ricerca sulle acque di Verbania, segue il progetto il dott. Pietro Volta, socio di “Akuadulza”. se volete saperne di più leggete questo interessante articolo pubblicato su Piemonte Parchi.

BIRRA PER LUMACHE

A tempo perso mi faccio la birra in casa, di solito viene molto buona, trovo in commercio preparati per tutti i tipi di birra ed è molto economica.

Non tutte le ciambelle vengono con il buco però e, ogni tanto, raramente, può capitare che una “cotta” non venga come piace a me. E’ qui che si realizza “l’incrocio di passioni” e la birra incontra l’orto, o meglio l’acquaponica, o più precisamente le lumache e le limacce!

Quando ho costruito i grow bed rialzati pensavo di aver completamente eliminato il problema, non è stato così, resistono piccolissime lumache e limacce che, se non rappresentano un problema per le piantine (in particolare insalate e basilico) in pieno rigoglio di coltura, sono in grado di arrecare dei danni subito dopo il trapianto, specie se, incautamente come quest’anno, si anticipano troppo le colture e le prime fasi sono un pochino stentate.

La tecnica è nota, basta riempire un bicchierino di birra e limacce e lumache ne vengono irresistibilmente attratte

anche quelle piccolissime che è difficile vedere ad occhio (anche perché di solito si muovono di notte).

Meditate gente meditate come diceva Renzo Arbore in una vecchia pubblicità …