Tu chiamale se vuoi … connessioni

In questa settimana ho letto due cose apparentemente molto distanti fra loro.

La prima è un bellissimo racconto fatto da Giacomo che ha seguito per una settimana J. e la sua famiglia, coltivatori di caffé e di altri prodotti per la sussistenza familiare in Chiapas. E’ un post forse un po’ lungo per chi non ha confidenza con la parola scritta, ma lo consiglio vivamente perchè vivo e palpitante.

Rivivo nelle parole di Giacomo, il ricodo di mia figlia Alice quando, appena finito il liceo, ha voluto sperimentarsi proprio in uno sperduto paesino dello stato di Oaxaca, Tamazulapan del Progresso. Questo è il post che avevo scritto poco dopo la sua partenza e poi un altro quasi alla fine della sua “avventura”.

Ma bando ai ricordi e torniamo alle “connessioni”, la seconda lettura che vi consiglio è un articolo di “Internazionale” dedicato al grande inganno del sottocosto, che ha  l’effetto “perverso” di svincolare il consumatore dal valore della produzione delle merci, un valore che è costituito anche da lavoro retribuito correttamente, da materie prime di qualità e da rapporti commerciali che non dovrebbero mai essere di natura vessatoria.

Metto in connessione questi due contributi, apparentemente molto lontani fra loro, e mi accorgo quanto sia importante quel poco che facciamo come GASteropodi Lepontini.

Sorrido poi pensando al “Valchiusella” arrivato venerdì scorso, credevamo che le forme fossero da due kg, sono invece da quattro, alcune sono più stagionate, altre lo sono meno, insomma un prodotto non standardizzato che non potrebbe mai essere venduto nei canali normali. L’abbiamo pagato otto euro al kg, un euro in più di quanto ci ha chiesto la coppia di vecchietti che lo produce in condizioni di pura sussistenza, abbiamo dato loro una mano, abbiamo acquistato un formaggio a suo modo “irripetibile” e siamo pure riusciti a raccogliere un euro al chilo per i progetti della serie “Uno sguardo anche a Sud”.

Forse è il caso dunque di riprendere il pezzo originale: “Tu chiamale se vuoi … emozioni”

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