SI E’ PARLATO ANCHE DI ACQUAPONICA AD AQUAFARM DI PORDENONE

Sono andato, in qualità di presidente di “Akuadulza”, completamente a mie spese, ad “Aquafarm” di Pordenone prima mostra convegno di aquacolrura industria e pesca sostenibili

Con il sole basso della prima mattina negli occhi il presidente ad Aquafarm di Pordenone

Ho avuto modo di seguire i temi legati all’acquaponica alla fiera Aquafarm di Pordenone seguendo le due sessioni di lavoro di giovedì 26, quella in inglese al mattino dal titolo “Il futuro e il presente dell’agricoltura” e quella del pomeriggio tenuta nella lingua di Dante: “A come AgriTeTtura = le tecnologie che uniscono agricoltura e architettura”.

Dichiaro subito quello che, in generale, non mi è piaciuto: il massiccio ricorso al rendering per accompagnare le relazioni. Certo gli interventi di agricoltura verticale, in particolare di acquaponica che aggiunge al sistema ancora due elementi di complessità (pesci e batteri), fanno di questa modalità di coltivazione qualcosa che guarda al futuro, difficile portare delle realizzazioni funzionanti ed efficaci. Ma vedere proiettate immagini (anche banali) pescate dai siti internet più indicizzati non è un grande spettacolo.

Nel corso delle relazioni, in particolare di alcune, si è fatto grande ricorso ad una retorica evocativa, ricca di suggestioni verso un’agricoltura pulita e senza scarti che offre i suoi frutti all’interno delle città che li consumano. Anche il confronto tra idorponica, aeroponica e acquaponica che è stato sviluppato in uno degli interventi del mattino, si è mantenuto su un livello molto generale, senza particolari tecnici, adatto a chi si avvicina a questi temi per la prima volta. Ricordo di aver commentato in rete con qualcuno che stavo sentendo le stesse cose, nuovamente in inglese, che avevo tradotto per il sito “Akuadulza” dal manuale della FAO.

Ho apprezzato maggiormente gli interventi del pomeriggio, in particolare quello di Roberto Tognetti di iperPIANO, centrato sul riuso creativo degli spazi urbani con alcuni degli spunti specificamente centrati sull’agricoltura urbana. Il tema è quello del riuso di spazi degradati a fini produttivi, di socializzazione o di cultura, spazi che nella visione del relatore dovrebbero uscire dall’accoppiata di abusivismo e degrado per tornare a generare valore. Quasi a testimoniare l’uscita dalla marginalità del tema è la pubblicazione dell’inserto della collana “Nova” de “Il sole 24 ore”.

Dopo Tognetti tre presentazioni molto diverse fra loro.

l’Ing Matteo Benvenuti di Vertical Farm Italia ci ha presentato una piccola cosa che però ha il pregio di essere stata realizzata: una torre acquaponica funzionante costruita attorno ad una vasca che ospita una decina di kg di pesce. Alcuni di noi di “Akuadulza”, pur non sviluppandosi verso l’alto, hanno impianti acquaponici che ospitano qualche decina di chili di pesce e sono sufficienti al fabbisogno familiare di verdure.

A seguire due grossi progetti, entrambi con una forte componente acquaponica, OpenAgri: un polo di eccellenza alle porte di Milano con l’acquaponica al centro” e “L’acquaponica nella riqualificazione delle periferie metropolitane: il progetto Acquacoltura Sostenibile Urbana” in entrambe le presentazioni, molto efficaci e professionali, troppi rendering per poterci appassionare.

Il primo i soldi per la realizzazione li ha già trovati, il secondo li sta ancora cercando. Chi scrive, non facendolo in proprio ma per conto dell’Associazione, tiene per sé le le considerazioni che vorrebbe esternare a proposito di questi progetti portati avanti (qualche volta solo formalmente presentati) da amministrazioni pubbliche generaliste e poi ceduti per la gestione “chiavi in mano” a società private “all purpose” o ad associazioni temporanee di scopo nate apposta per governare le risorse.

La cosa che ci è rimasta più impressa dell’esperienza? La gente friulana, accogliente come gli emiliano-romagnoli e laboriosa come i lombardo-veneti. A cominciare da chi ci ha ospitato per la notte, Marilena e Cesare, con i quali abbiamo amabilmente colloquiato di orti civici, emigrazioni, grande guerra e fotografia, per finire con chi ci ha riempito il palato di sapori autentici.

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